GIOVANNI CHERUBINI ( professore
ordinario di Storia medievale, all'Università di Firenze)
NATALE RAUTY
MEDIEVISTA
Dopo le pagine precedenti mi
sembra opportuno offrire un profilo sintetico dello
studioso che ha pensato a questa
nuova iniziativa del Centro Studi. E lo faccio dando alle stampe un mio scritto
su di lui, sino ad ora rimasto inedito, che fu letto il 10 gennaio 2002 nella
grande sala del Palazzo comunale in occasione dell’onorificenza che gli fu
concessa dal Comune.
Ma gli aggiungo a completamento
ed ad ulteriore prova delle doti di Natale Rauty e dell’attaccamento a Pistoia,
della sua familiarità con la storia generale, dei rapporti tra la storia della
città e la storia generale (l’iniziativa odierna si inquadra perfettamente in
questo contesto), che tra il 2005 e il 2009, con precisa cadenza biennale, egli
ha pubblicato tre volumi rispettivamente dedicati a Il regno longobardo e
Pistoia, l’Impero di Carlo Magno e Pistoia, l’Europa e Pistoia nel secolo X dai
Re italici agli Imperatori Sassoni 888-1002.
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Natale Rauty è, nel campo degli studi
storici, un dilettante di
razza. Dilettante di razza, nel senso
che ha, del dilettante, il pregio
della libera scelta dei suoi argomenti
di studio, che non ha avuto maestri
nel senso corrente di insegnanti di
scuola, che non ha fatto della
ricerca anche una professione; ma che
del dilettante non ha neppure
i difetti più correnti, vale a dire un’informazione
insufficiente, la
rimasticatura degli studi degli altri
piuttosto che il desiderio e la capacità
di offrire risultati nuovi, un metodo
agguerrito ed affinato con
gli anni nell’affrontare e nell’utilizzare
le fonti più diverse e nel valutare
gli studi di chi lo ha preceduto. Per
tutto questo Rauty è una
figura molto originale e largamente
apprezzata in particolare dagli
studiosi professionali di storia, che
trovano in lui un’aria di famiglia
ed un atteggiamento severo ed esigente,
nei riguardi di tutti, ma
prima di tutti nei riguardi di se
stesso. Un gruppo di quegli studiosi
ed estimatori, insieme agli studiosi che
ruotano intorno alla Società
Pistoiese di Storia Patria e al
«Bullettino Storico Pistoiese», dei quali
egli è stato per anni presidente,
animatore e collaboratore, gli ha giustamente
dedicato, nel 1997, un volume di studi
in onore.
Fa una certa impressione constatare che
Rauty ha iniziato la sua
carriera di studioso intorno alla metà
degli anni Sessanta (del 1964
è l’edizione di un suo breve articolo
sulla rocca della Sambuca), ad
un’età in cui normalmente, nel mondo
della ricerca, si è raggiunta la
piena maturità attraverso un lungo
precedente curriculum di ricerche
e di pubblicazioni. Evidentemente il
gusto per la conoscenza e la
ricostruzione del passato era vivo in
lui sin dalle origini e aveva atteso
soltanto l’occasione per venire alla
luce. Rauty dovette fra l’altro
anche imparare molto tardi a leggere, a
datare, a controllare le scritture
del Medioevo, divenendone tuttavia in
pochi anni un provetto
conoscitore. In ogni modo la sua
produzione scientifica è ora larghissima
ed è stata resa possibile da una
invidiabile capacità di lavoro
negli anni della pensione — mai, o
semmai da pochissimo tempo,
divenuta effettiva e completa —, ma
anche nel corso degli anni occupati
dall’esercizio di una professione, che
mi risulta essere stata
apprezzata e di successo. La compongono
parecchie decine di saggi,
più o meno ampi, e tre grandi libri,
dedicati rispettivamente alla
storia del palazzo dei vescovi di
Pistoia, alla storia della città nell’alto
Medioevo, al culto che vi ebbero i santi
nel corso del Medioevo.
Rilevante, per i risultati e l’impostazione,
è anche un volume da lui
curato sulla toponomastica del comune
della Sambuca; di tipo diverso,
ma ancora più ammirevole, l’attenta sua
edizione dei due statuti
pistoiesi del XII secolo, corredati di
un’ampia introduzione, di una
traduzione in volgare che li rende
accessibili anche a chi il latino
non sa, di un puntuale commento e di un
prezioso glossario. Una sesta
notevole impresa lo studioso sta ora
realizzando, vale a dire un
Codice diplomatico della famiglia dei
conti Guidi, che hanno avuto
importanza non soltanto nella storia di
Pistoia e del territorio pistoiese,
ma in una intera fetta della Toscana
nord-orientale e nella
confinante Romagna.
Invidiabile è anche la capacità di
Natale Rauty di raccogliere
metodicamente i dati e le notizie
necessarie, di riversarle in nitidi
e comodi schedari, di chiedere al computer
tutto quello che può
dare, di vergare in una chiarissima scrittura
stesure di saggi o abbozzi
in quaderni ed agende, di corredare
infine la pagina stampata con
tabelle, grafici e soprattutto disegni,
di facile realizzazione per un ingegnere,
ma non per noi umanisti. Sembra che per
questo verso da
una professione generalmente lontana
dalla ricerca storica, anche sul
piano mentale oltre che per specifiche
conoscenze, Natale Rauty abbia
saputo trarre qualche ulteriore
opportunità per le sue indagini di
studioso.
L’impulso per darsi definitivamente alla
ricerca storica si presentò
— altro tratto originale dello studioso —
quando Rauty, che
a Pistoia è «l’ingegnere» per
antonomasia, si trovò nella necessità di
procedere al restauro del palazzo del
Balì, già appartenuto nell’età
comunale alla grande famiglia dei
Panciatichi (seguì, una decina di
anni dopo, il palazzo dei Vescovi,
questa volta su incarico della Cassa
di Risparmio di Pistoia e Pescia). I
restauri dovevano permettere un
uso moderno dei due immobili, ma senza
tradimenti della loro iniziale
natura. In entrambi i casi l’ingegnere
ritenne necessario, come si
fa di regola, ma commissionando ad altri
il lavoro, che ne risulta così
molto spesso compilatorio, di
accompagnare il suo intervento con
un proprio studio storico dei due
palazzi, basandolo non su precedenti
autori, ma sul reperimento e la lettura
delle fonti d’archivio. Il
secondo di quegli studi è costituito dal
volume già ricordato (L’antico
palazzo dei vescovi a Pistoia. I, Storia e
restauro, Pistoia 1981), quasi
trecento pagine di grande formato,
divise fra il testo vero e proprio
e due Appendici, nelle quali l’autore ha
raccolto i documenti per la
storia del palazzo e la cronologia dei
vescovi. Il testo, a sua volta ripartito
in tre capitoli, tratta in successione
del potere temporale dei
vescovi pistoiesi nel Medioevo, della
storia del palazzo, del restauro
(problemi generali ed impostazione
metodologica, restauro e recupero
funzionale, consolidamento strutturale).
Rammento ancora con
quale soddisfazione e con quale
competenza Natale Rauty mi condusse
nell’aprile del 1977 — da allora
cominciano sostanzialmente i
miei rapporti con lui — a visitare il
cantiere del palazzo, mostrandomi
ed illustrandomi qualche segreto della
costruzione, narrandomi
le vicende dell’immobile, spiegandomi le
sue scelte di restauratore.
Avvertii che si trattava per lui di una
grande, affascinante ed impegnativa
avventura di restauratore e di storico.
Il quadro delle attività dello studioso
non sarebbe completo
se a fianco dei suoi scritti non venisse
ricordata l’opera di impulso
da lui profusa in varie direzioni a
favore dello studio della storia
di Pistoia. Ho già accennato al
«Bullettino» e alla Società di Storia
Patria. Posso ora ricordare l’indefessa
promozione della collana dei
Regesta Chartarum Pistoriensium, ormai quasi
completata ed alla
quale ha offerto in prima persona il
contributo più ampio. La collana
costituisce un comodo corpus dei
documenti pistoiesi medievali dai
primi tempi sino al XIII secolo, sotto
la forma attentamente meditata
del regesto, non facilmente rilevabile
in iniziative similari per completezza
di contenuto, serietà di esecuzione,
corredi critici. Posso
ricordare anche quella doppia, preziosa
serie di piccole monografie,
preparate per conferenze, rispettivamente
dedicate, la prima, con
copertina gialla, alla storia di Pistoia
nel corso dei secoli o a tematiche
storiche di carattere generale, e la
seconda, con copertina verde,
ai comuni della provincia di Pistoia.
Posso infine segnalare l’opera
personale spesa dal Rauty perché venisse
completata nei suoi quattro
ampi volumi, come in effetti è avvenuto,
quella collettiva Storia di
Pistoia edita dalla
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, per la quale
egli aveva già steso il primo volume. Se
nel mio giudizio non pesa
troppo la partigianeria del co-autore,
mi pare che essa non sfiguri
nell’insieme di quelle pubblicate in
Italia da istituti bancari o da amministrazioni
comunali.
Passando ora ad esaminare più in
dettaglio gli scritti di Natale
Rauty, se ne deve osservare, in
primissimo luogo, la manifestazione
di una doppia fedeltà: fedeltà a
Pistoia, fedeltà al Medioevo, e per
il Medioevo, salvo qualche eccezione,
soprattutto ai secoli dell’alto
Medioevo e ai secoli della piena età
comunale, per i quali l’identità
della città appare netta o comunque
riconoscibile rispetto alle altre
città. Meno o punto l’autore è stato
invece interessato dalla Pistoia
confluita o in via di confluire nello
Stato fiorentino, e meno ancora,
direi, per la Pistoia nell’Italia unita
e per la Pistoia dell’età contemporanea.
Per la storia del periodo recente o
recentissimo mi pare
anzi che Rauty, che pur conosce, anche
in questo caso, tantissime
storie e vicende, provi una sorta di
istintiva diffidenza o almeno cautela,
quasi convinto, se non mi inganno, che
le passioni dell’autore
possano in questo caso più facilmente
far velo nel giudizio, nella valutazioni
dei problemi e nella ricostruzione degli
svolgimenti.
Storico del Medioevo, dunque, e storico
di Pistoia e naturalmente
del territorio che faceva capo alla
città, ma storico che ha toccato
una gamma vastissima di temi: questo il
regalo di Natale Rauty alla
sua città, ai cultori e appassionati di
storia della sua città, che sono
molto numerosi, ed infine al mondo più
vasto degli studiosi italiani
e non italiani. In questo senso, come è
stato giustamente osservato,
Rauty continua, con una spiccata nota
personale, le tradizioni di
una illustre cultura storica cittadina,
che annovera i nomi di Quinto
Santoli, dei fratelli Chiappelli, di
Alfredo Chiti, di Guido Zaccagnini,
di Silvio Adrasto Barbi, di Peleo Bacci,
di Sabatino Ferrali.
Ma accenno ora un po’ in dettaglio, per
quanto troppo sommariamente,
ad altri suoi lavori. A più riprese lo
studioso si è impegnato
nell’edizione, traduzione, commento
delle prime ed importanti fonti
statutarie pistoiesi. Dalla lettura di
quelle del XIII secolo egli ha ricavato
anche il testo di una interessante
conferenza sull’immagine della
città negli statuti. Ma si può dire che
uno sguardo particolare ha da
lui ricevuto — ed è facile capirlo, data
la sua professione — l’immagine
fisica della città, sia nei connotati
del Medioevo, quali risultano
dalle fonti scritte e dai resti di quell’età
che è ancora possibile leggere
sul suolo urbano e negli edifici, sia
nei connotati dei secoli successivi.
Rauty ha così aggiunto alle ricordate
ricerche sul palazzo dei vescovi
e sul palazzo Panciatichi altre pagine
sul palazzo degli Anziani, ed
un saggio sull’insieme dei palazzi
pistoiesi, oltre che indagini sempre
molto limpide e puntuali sullo sviluppo
urbanistico di Pistoia e
la topografia urbana. Ma lo studioso non
si è fermato per così dire
alle mura, perché giustamente convinto
che non si può veramente
fare storia urbana di una città
medievale, e soprattutto di una città
dell’area comunale italiana, senza
considerare i caratteri politici,
economici, sociali del suo territorio ed
i rapporti che essa aveva con
quel territorio. In questa direzione egli
si è mosso sia sotto la suggestione
di più tradizionali tendenze
storiografiche — penso ai suoi
molti interventi sulle origini e la vita
dei comuni rurali o alle vicende
di molti di quelli, la Sambuca in testa —,
sia per suggestione di
gusti e curiosità storiche più recenti,
quali l’incastellamento, la viabilità,
le colture e i prezzi dei prodotti
agricoli, la coltivazione della
vite, le sistemazioni fluviali,
fornendo, soprattutto in qualche caso,
contributi di alto valore. Sempre a
questi ultimissimi temi, di vera e
propria storia economica o
istituzionale, accosterei altri interessanti
ed utili interventi dedicati ancora alla
storia dei prezzi, alla metrologia
pistoiese del Medioevo, al controllo
delle misure da parte del
comune nei secoli XII-XV.
Un altro nucleo di forte interesse nelle
ricerche di Rauty è costituito
da una serie di studi, di diversa
ampiezza, impostazione e
natura su tutto ciò che attiene alla
storia della chiesa pistoiese, della
sua articolazione territoriale, della
religiosità. Vi possiamo comprendere
la storia degli edifici di culto, sia
sotto il profilo territoriale, che
istituzionale, che artistico-edilizio.
Vi rientra sia la ricostruzione dei
caratteri, dei diritti e dei compiti del
collegio canonicale della cattedrale
che la descrizione dei possedimenti e
dei poteri dei vescovi
e dei loro rapporti con la società e le
istituzioni urbane. Vi rientra
infine quel volume sul culto dei santi,
di cui Rauty mi pare vada
giustamente fiero, che rappresenta una
sorta di apice delle sue competenze
e, sul piano generale, un prodotto di
alta originalità. Le fonti
che egli vi maneggia con particolare
competenza, primi fra tutti i calendari
liturgici ed i martirologi, non sono di
agevole abbordabilità e
comprensione, e non sono prive di
tranelli. Non sono neppure quelle
a lui più consuete e familiari, come
carte d’archivio, statuti, emergenze
edilizie. Ma si può tuttavia dire che lo
studioso abbia raggiunto,
per questo aspetto, una competenza non
comune e particolarmente
completa, nella quale non manca neppure
la padronanza di quella
cronaca di straordinario interesse che
sono le Storie pistoresi, fatte
oggetto anch’esse di un suo intervento.
Il volume sul culto dei santi
ha richiesto inoltre una indagine
laboriosissima sulla provenienza
dei diversi culti, periodo per periodo,
ed un raccordo tra l’emergere
e il crescere del culto ed il più
generale contesto storico. Ad ogni santo
(si tratta di un centinaio di nomi!)
Rauty ha dedicato una sobria
puntualissima scheda, elaborando poi i
suoi dati in preziose tabelle
statistiche dedicate a più di un aspetto
della tematica trattata nel volume,
come santi commemorati del calendarium
pistoiese del secolo
XIII, qualifica e provenienza dei santi,
onomastici pistoiesi presenti
nelle carte dei secoli VIII-XII.
Non c’è quasi bisogno che io dica,
avendone già accennato, che
le conoscenze acquisite e l’esperienza
fatta con tanti studi, edizioni
di fonti, letture di molte pagine di
autori che si sono occupati della
storia della città, ha condotto Natale
Rauty ad offrire profili complessivi
delle vicende cittadine per periodi
determinati. Al volume
sull’alto Medioevo egli ha infatti
aggiunto un saggio sulla società, le
istituzioni e la politica nel primo
secolo dell’autonomia comunale,
cioè tra l’inizio del XII e l’inizio del
XIII secolo, ed in precedenza un
breve profilo sui secoli XI e XII.
Concludendo queste brevi osservazioni su
uno studioso ben degno
dell’onore che il Comune di Pistoia ha
inteso tributargli con
l’assegnazione dell’Orso civico,
voglio soltanto aggiungere, per quanto
questa osservazione possa apparire
pleonastica dopo quello che
ho detto, che una delle cose che più
attraggono in Natale Rauty è
il fuoco che lo anima nella ricerca. Le
sue settimanali e operose incursioni
nell’Archivio di Stato di Firenze sono
da lui sentite come
graditi momenti di divertimento e come
occasioni per continue scoperte.
Il calore con cui parla dei suoi sempre
nuovi interessi e di studi
iniziati o da iniziare — talvolta con appena
nella voce un velo di malinconia,
ma anche con cristiana serenità per la
vita che passa — sono
insieme il segno di uno studioso di
vaglia, di un uomo rigoroso e operoso
che è piacevole ed istruttivo stare ad
ascoltare a lungo seduti ad
un tavolo, o passeggiando insieme nei
pomeriggi avanzati per le vie
più silenziose della città.
più silenziose della città.